Project Milano Pride

Il progetto

Dal 2019 al 2025, da fotografo ho documentato il Pride di Milano, con un’unica domanda in mente: come si racconta un movimento che è insieme festa, identità e impegno politico? Solo il 2020 e il 2021 sono rimasti fuori dall’obiettivo, per motivi che tutti ricordiamo.

Il risultato è un archivio visivo che prova a restituire la complessità di questo appuntamento: i ritratti che affermano dignità, le atmosfere collettive che emanano energia vitale, i momenti di denuncia ai governi che approvano leggi discriminatorie o che voltano lo sguardo davanti alle violenze subite dalla comunità LGBTQ+. E poi la solidarietà internazionale, le denunce verso i conflitti e i soprusi sociali che attraversano il mondo.

La ricerca si è mossa su due binari: da una parte il ritratto individuale, che restituisce presenza e identità; dall’altra la documentazione del corteo, quel mood collettivo fatto di gioia, rivendicazione e impegno politico.

La fanzine: un percorso condiviso

Da questo lavoro è nata l’idea di una Zine. Il progetto ha preso forma durante un workshop dell’associazione DIY, condotto da Angelo Ferrillo — fotografo, docente, voce autorevole nel panorama fotografico italiano e internazionale.

Sono partito con un’idea grafica precisa, quasi rigida. Ma il confronto con gli altri partecipanti ha fatto saltare tutte le certezze. Le loro domande, i suggerimenti, le critiche costruttive mi hanno aperto altre strade. Ho valutato, dubitato, e alla fine ho scelto di cambiare completamente rotta, abbracciando una soluzione grafica che non avevo nemmeno considerato all’inizio.

Il processo creativo

Il processo è stato artigianale e stratificato. Ho selezionato le fotografie dei cinque anni di Pride, ragionando su cosa volevo raccontare, su quali dettagli meritavano di emergere. Poi è iniziato il lavoro manuale: ritagliare le immagini, sovrapporle, costruire un collage che avesse senso narrativo.

Come base ho usato una shopping bag di Tiger con i colori della bandiera LGBTQ+, trasformandola in superficie di racconto. Una volta completato il collage, l’ho fotografato, pensando già a come sarebbe stata montata la pubblicazione finale.

La Zine è un pieghevole fronte-retro. Nella parte anteriore: colore, immersione totale, il caos vitale e vibrante della piazza. Sul retro: la purezza del ritratto singolo, una persona che porta su di sé la volontà e il cammino di un intero movimento.

Insieme alla Zine ho voluto allegare una stampa A5.

Sul fronte c’è una fotografia a cui tengo particolarmente. L’ho cercata, immaginata e realizzata infilandomi sotto lo strascico del vestito della drag queen che apriva il corteo. Volevo quel contrasto: le scarpe di paillettes bianche contro i rossi e i gialli caldi dei veli. Uno scatto che credo sia unico, non tanto per la composizione, quanto per il fatto che — con quel caldo milanese da metà giugno — dubito che qualcun altro abbia avuto il coraggio (o la follia) di cacciarsi in quel forno come ho fatto io.

Sul retro: il ritratto di un cane magnifico che sfilava con i suoi amici umani,  vestito solamente da una ghirlanda arcobaleno al collo. Attraverso quel ritratto ho voluto dire una cosa sola, quella che credo sia il cuore di tutto questo lavoro: RISPETTO

In memoria di
Marsha P. Johnson & Sylvia Lee Rivera

Parlano del mio progetto

La mia Zine compare in una selezione personale di Barbara di Scatto Duomo

@scatto.duomo

Le fanzine, mettere su carta la propria visione fotografica! #photographytips #fotografia

♬ suono originale – Scatto D’uomo
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