25 Aprile al Parco della Pace: a 28mm tra Sguardi, Bandiere e il Ricordo Antifascista
È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/disposizioni-transitorie-e-finali/xii
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
Ieri mattina il Parco della Pace di Peschiera Borromeo ha accolto la manifestazione per celebrare l’81º anniversario della Festa della Liberazione. Davanti al Monumento ai Caduti delle Guerre, nel cuore verde del comune, i cittadini — quelli volenterosi — si sono radunati portando con sé bandiere, partecipazione e un amore condiviso per una memoria collettiva che non vuole e non deve spegnersi.
Non mi sono limitato alle consuete fotografie di rito — le autorità in prima fila, la corona d’alloro, i discorsi al microfono. Ho scelto di muovermi ai margini, cercando quei quadri che nessun programma ufficiale mette in scaletta: gli sguardi attenti, partecipi, a tratti commossi di chi sa esattamente perché è lì.
C’è qualcosa di potente nello sguardo di una persona che ricorda. Non ha bisogno di parole né di gesti: basta la direzione degli occhi, la tensione del silenzio, la luce che cambia sul volto quando il pensiero va lontano. Ho cercato quei momenti con il 28mm.
Dopo gli sguardi, sono passato ai simboli. Il tricolore, ovunque e giustamente. Ma accanto a lui c’era lo striscione dell’A.N.P.I. intitolato a Papà Cervi, sorretto da chi ogni giorno si impegna a tenere viva la sezione nel comune — persone concrete, non figure retoriche. C’erano le bandiere dell’ANPI, della Croce Rossa Italiana, della Protezione Civile e altre di alcuni partiti politici che hanno voluto partecipare e solidarizzare a questo ricordo antifascista.
Questa giornata appartiene a chi decide ogni giorno di ricordare. Non a tutti per automatismo, ma a chi sceglie consapevolmente di ringraziare quelle donne e quegli uomini che hanno faticato, sofferto e spesso dato la vita per salvarci dall’oppressione del fascismo di Benito Mussolini e del suo regime di violenza e sopraffazione.
Dichiararsi antifascisti oggi, come ieri, non è un’etichetta di parte: è dichiarare di essere italiani patrioti che onorano la storia e il presente della propria nazione.
Una nazione la cui bandiera, il cui inno, la cui stessa identità sono plasmati e protetti dalla Costituzione repubblicana e antifascista che non può né essere infangata da menti deviate che continuano a non voler condannare e rinnegare un passato che appartiene loro, fatto di crudeltà verso la vita umana.
Vale la pena ricordarlo ancora, in queste giornate, e sottolinearlo con forza. La nostra Italia è nata da un voto. Il 2 e 3 giugno 1946, per la prima volta nella storia del paese, anche le donne hanno potuto esprimere la propria scelta: l’89% degli aventi diritto si presentò alle urne e il 54,3% (12.718.641 voti a favore) scelse la Repubblica contro la monarchia che aveva convissuto — e collaborato — col regime fascista.
Non fu una rivoluzione calata dall’alto. Fu la voce di un popolo che decideva di essere libero. La Repubblica Democratica Antifascista Italiana non è un’astrazione costituzionale: è il risultato concreto della Resistenza, del sacrificio partigiano, della scelta civile di milioni di persone comuni.
Ieri, davanti al Monumento ai Caduti di Peschiera Borromeo, tra sguardi e bandiere, ho sentito quel voto ancora vivo.
Buon 25 Aprile.

























