Kodak-Instax: dialogo sotto la pioggia milanese.

Pioveva a Milano.

Ieri sera.

Questo progetto è iniziato così: tornando a casa dal lavoro, sotto l’acqua, con in tasca la mia  Kodak Camera Charmera. Niente di programmato, nessuna grande idea iniziale. Solo il bisogno di fermare quel rientro, quei riflessi sull’asfalto, quegli ombrelli veloci che si incrociano quando tutti vogliono solo arrivare a casa.

È da lì che è partita la sequenza.

Non so ancora bene cosa diventerà questo progetto. Ed è una cosa che, onestamente, mi piace parecchio. Per ora l’idea è quella di costruire sequenze da cinque fotografie per ogni situazione che mi può incuriosire in alcune giornate. Potrebbe restare così, oppure trasformarsi. Che ne so, con tanta umiltà potrei prendere spunto da Daidō Moriyama e dalla sua serie RECORD che ho scoperto durante le lezioni che ho ricevuto dal mio insegnante e amico Angelo Ferrillo e farla diventare una specie di calendario visivo. Mensile? Sporadico? Potrebbe essere, oppure no.
È tutto un work in progress, e mi va bene così.

Quello che so è che molto probabilmente ogni sequenza sarà composta da cinque fotografie stampate (in principio erano sei ma poi ho scelto per il dispari), fisiche, che escono direttamente dalla mia stampante Mini Instax di prima generazione. Cinque immagini da inserire in una cornice formato A4

Ho iniziato facendo delle prove con una cornice bianca su sfondo bianco, quella che avevo subito a portata di mano in casa. Bello, pulito, minimale. Forse troppo. Le immagini si perdono. Il bianco sul bianco annulla tutto o forse obbliga ad avvicinarsi e a dare attenzione e questo è sicuramente quello che cerco.

L’attenzione. Il fermarsi ad osservare dei momenti caotici e fuori fuoco.

Rientro sotto la pioggia

(Via Monte Rosa, Milano , 23 gennaio 2026)

Adesso sono in quella fase lì: capire se accettare il primo approccio o se cambiare. Andare su una cornice nera, se usare uno sfondo scuro, o magari un grigio 18%, che è una soluzione che mi stuzzica parecchio. Anche qui, niente di definitivo. Solo tentativi. 

Una cosa invece è chiara: mi affascina l’idea di far dialogare due sistemi diversi. Kodak e Instax di Fujifilm. Digitale e istantaneo. Un po’ come strizzare l’occhio — senza dichiararlo troppo — al mondo Polaroid, che prima o poi incontrerò in questo mio viaggio di ricerca. Per adesso, per la Polaroid devo aspettare perché per lei bisogna avere una conoscenza della luce approfondita che ancora non ho e questo mi stuzzica notevolmente. Ho ancora molto da studiare!

Tornando al dialogo tra i due sistemi, in fondo, lo considero un esercizio molto stimolante ma soprattutto un’altra opportunità per continuare a camminare nel contesto del DIY, il fai da te. 

Fotografi, stampi e divulghi in formato zine o appendi. Tutto in autonomia, tutto eseguito nel piacere di spazi scelti che possono essere una panchina di un parco o il tavolo di casa per poi avere qualcosa che prima non esisteva. L’oggetto. Quest’ultimo generato dall’idea e prodotto da due strumenti limitati, piccoli, basici. Accettare i loro vincoli. Usarli. Fermare momenti quotidiani e metterli a fuoco in modo spartano, diretto. Senza fronzoli. Fine.

La Charmera è sempre in tasca dal giorno della walk fotografica di inizio gennaio a Milano, fatta insieme ai ragazzi di Scatto Duomo. Quell’occasione l’ho già raccontata qui sul blog nell’articolo a lei dedicato dove avevo anche anticipato che mi sarebbe piaciuto usarla per qualche progetto.

Per ora questo progetto resta così: aperto, imperfetto, in costruzione.
Non so ancora se diventerà una serie, un’abitudine o solo una parentesi. Ma so che mi piace il processo. E in questo momento, per me, è più che sufficiente.

I file originali della Kodak Charmera

Posizionando l’opera tra i veri artisti

Amore, mi fai una foto così capisco gli spazi?

Ma certo!

Te la meriti,

tutta!

Rosanna Oberbizer POPSTORY
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