Milano PRIDE 2025 , nuovamente io tra di loro, io con loro, noi ancora insieme.
Sono anni che seguo questo mio progetto e lo scorso weekend ho attraversato nuovamente le vie di Milano con la mia macchina fotografica e il mio fiducioso flash. Non andavo a una “sfilata di colori” né a un carnevale gay: stavo partecipando a un gesto di presenza politica, un’urgenza collettiva diventata cammino.
Per la prima volta, da quando ho iniziato questo mio progetto sul Pride, non sono stato solo ma ci sono andato con il gruppo di Scatto Duomo che avevano organizzato una walk fotografica e dato che ci sarei venuto comunque perché non venirci accompagnato da queste belle persone?
Spoiler: mi sono perso ancora prima d’iniziare e ci siamo ritrovati solo a fine camminata e solo su whatsapp, ma noi siamo così, dolcemente distratti ma concentrati sui nostri obiettivi.
Nei giorni precedenti, i titoli dei quotidiani insistevano sul “folclore arcobaleno”, immagini di carrozze variopinte e drag queen su un carro. Ma il Pride non è folklore: è un atto di cittadinanza. Ogni bandiera sollevata, ogni slogan scandito ricorda a istituzioni e opinione pubblica: “Esistiamo. Chiediamo diritti, visibilità, rispetto e soprattutto pace e amore nel mondo”.
Parlare di “corpo politico” non è retorica accademica: è mettere insieme corpi reali – famiglie miste, coppie omogenitoriali, giovani queer, anziani alle prime battute di “love is love” – in una marea convinta (giustamente!) della propria legittimità. Vedere genitori arcobaleno che tengono per mano i figli, coppie etero solidali marciare con bandiere trans, identità di religioni diverse unite nella stessa richiesta di cittadinanza piena, dimostra che il Pride è una comunità plurale, che porta con sé istanze sociali, educative, sanitarie, politiche.
Eppure, in questa Europa 2025, molti partiti continuano a ragionare come se fossimo nel Medioevo. Dibattiti astratti, timori diffamatori, “blocchi” legislativi che fermano leggi già approvate altrove. I nostri rappresentanti sembrano esitanti di fronte ai diritti civili che, per noi, non sono concessioni ma il riconoscimento di una vita già vissuta.
Allo stesso tempo, una parte della Chiesa – sovente efficace nel tessere ponti con il sociale – sul Pride si limita a proclami di “amore” e “pace” senza tradurli in posizioni concrete. È l’ennesima contraddizione: invocare il Vangelo e poi voltarsi dall’altra parte davanti alle richieste di riconoscimento delle famiglie arcobaleno.
Non lamentatevi se poi alcune persone decidono di urlare con voce, azioni e gesti concreti il loro disprezzo verso di voi.
A un certo punto ho incontrato un gruppo di ragazzi di Cantiere.org: portavano il loro striscione, una richiesta di aiuto alla città di Milano per servizi sociali, alloggi, spazi culturali inclusivi. Quando la sicurezza ha cercato di coprire il loro messaggio spegnendo un loro fumogeno e ordinando di levare lo striscione che avevano esposto sul ponte pedonale di Gae Aulenti, Loro, le ragazze e i ragazzi di cantiere.org tramite la voce di una giovane vestita da Tomb Raider ma con la dialettica di Enrico Berlinguer e la dolcezza di Madre Teresa di Calcutta, hanno ribadito che il loro striscione era un atto politico e in quanto tale avevano l’onore e il diritto di esporlo. Ho catturato con il mio flash i loro volti concentrati: erano, per me, il cuore attivo della parata. È da lì che sono partito con la mia narrazione e quindi a scattare cercando di renderla onesta e sincera.

Le mie foto non vogliono essere cartoline turistiche, ma testimonianze di un’azione pacifica o almeno è quello che nel mio cuore tento di fare. Ogni click, ogni lampo del mio flash ha iniziato a catturare un viso determinato, una mano alzata. Ero lì per documentare quanto la vera politica – quella con la “p” maiuscola – si giochi non solo nei palazzi, ma nelle strade, tra la folla che chiede uguaglianza effettiva, rispetto, non opportunità di serie B.
Raccontare il Pride come “corpo politico”, per me significa riaffermare che la comunità LGBTQ+ non chiede favori, ma diritti. Le bandiere, le famiglie miste, i bambini arcobaleno, la solidarietà etero non sono folklore, ma la rappresentazione di una società che vuole riconoscersi e quindi vivere.
Il mio progetto continua e l’anno prossimo probabilmente incomincerò a camminare anche per le strade di qualche altra città.
Almeno, questa è la mia volontà!











































