Menaggio: Tra Crime e Bellezza – Una giornata andata così!

Ieri ero immerso nei colori vibranti del Pride di Milano, tra bandiere sventolanti e volti che brillavano di una gioia contagiosa. È un progetto che seguo da anni, cercando di documentare la richiesta di libertà di persone libere. Oggi, invece, mi sono concesso qualcosa di diverso: oggi ho voluto raccontare me stesso, alcuni miei amici ma anche molti sconosciuti.

La quarta edizione del Lake Como Crime Festival, organizzato dall’associazione Artelario, aveva per me il sapore di una certezza. Conosco Paolo Roversi e la sua capacità di trasformare eventi in belle esperienze. La sua direzione artistica non è mai banale, mai scontata. E quando ho saputo che anche stavolta sarebbe stato affiancato da quei due de @lapaginadeipastardi, allora non ho potuto fare a meno di ributtarmi dentro la solita situazione che mi fa dire: “Stai attento a quei tre e divertiti a giocare con loro”.

Ero arrivato solo con l’intenzione di documentare l’evento: osservare, inquadrare, immortalare. Ma Menaggio mi ha sedotto e distratto. Mentre impostavo la macchina fotografica, il mio sguardo si è perso tra i turisti che passeggiavano per le vie del paese.

Idiomi diversi, sorrisi e carnagioni che raccontano di chilometri viaggiati per essere qui, e bambini felici, tanti bambini felici proprio come ieri al Pride. Ho abbassato la macchina per un momento e mi sono lasciato trascinare.

Mi sono fatto catturare da tutto questo e ho camminato fra di loro, pescando situazioni e diventando narratore proprio come gli scrittori che sul palco presentavano le proprie creazioni.

Il crime, per me, è come la fotografia di strada. Paolo dice che i gialli sono rassicuranti perché alla fine si scopre sempre il colpevole e il lettore non è mai preso in giro: gli indizi ci portano sempre alla soluzione e i personaggi ci fanno conoscere una realtà di un luogo o una città. Proprio così succede nella fotografia. C’è sempre un volto che ci fa da specchio e che, a sua insaputa, ci svela noi stessi all’interno del nostro cammino.

Ma cosa significa davvero ritrovarsi specchiato in ogni scatto che decidiamo di scattare? Ogni volta che alzo la macchina fotografica, non sto solo catturando ciò che vedo: sto catturando ciò che sono in quel preciso istante. Il bambino che ride al Pride diventa il riflesso della mia necessità di credere nella gioia pura. La coppia che è seduta al bar a fare un aperitivo a Menaggio rispecchia me stesso nel rapporto di coppia che meravigliosamente vivo da tempo. La turista con il cappello che scatta una fotografia? ma che te lo dico a fare :-).

Ogni inquadratura è una confessione consapevolmente inconsapevole. Scelgo di immortalare quel sorriso perché in quel momento ho bisogno di sorridere anch’io. Fisso quello sguardo dietro gli occhiali a specchio perché riconosco il mio bambino passato. La fotografia diventa così un dialogo silenzioso tra la mia interiorità e il mondo esterno, dove ogni scatto rivela un frammento della mia anima.

Menaggio mi ha regalato la possibilità di essere semplicemente presente, di respirare l’aria del lago, di sentire il sole sulla pelle, di perdermi in me stesso.

Di quei tre cosa vi devo dire? I due maschi alfa mi bullizzano mentre la splendida quota femminile dei Pastardi mi sorride e mi fissa in macchina bella come il sole.

Mi ritengo onorato e fortunato nel conoscere questa bella gente!

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