Flash sulle Banchine del Naviglio: i miei occhi sul Cimento da Leoni.

I Trii dì de la Merla, quest’anno, hanno deciso di fare gli alternativi. Quei tre giorni (29,30 e 31 gennaio) che per tradizione dovrebbero essere i più freddi dell’anno — quelli in cui persino una merla, leggenda vuole un tempo bianca, finì per rifugiarsi in un camino uscendone nera di fuliggine — hanno deciso di prendersi una pausa. Di polare, stasera, c’è solo l’idea di entrare in acqua a mezzanotte.

Invece del gelo che ti fa dubitare delle tue scelte di vita, Milano regala temperature quasi gentili. E dopo una settimana di grigio e pioggia ostinata, spunta un cielo limpido, stellato, con una luna quasi piena che illumina il Naviglio.

Arrivo all’Alzaia Naviglio Grande 122 poco prima delle 21:00. Con Popstory.it e assieme alle nostre solite amiche, ci siamo trovati per un inizio serata alla birreria Woodstock: pizza, birra, hamburger, patatine. A rifocillarci una splendida amazzone dolce e cinica alla quale siamo riusciti a strappare una risata sincera che l’ha resa ancora più bella. E ancora più cinica. Io ve la auguro un’esperienza così perché a prescindere di chi voi siate, di sicuro ve la meritate nel bene e soprattutto nel vostro male. Non so il nome ma statene certi che la riconoscereste all’istante.

Dopo il dolce usciamo. Sul marciapiede che è già affollato di spettatori curiosi, nella sponda opposta da dove si tufferanno gli impavidi, lascio le donzelle che mi hanno accompagnato e mi dirigo verso il ponte pedonale. Attraverso, mi presento nell’area riservata. Il mio solito sorriso più la macchina fotografica in mano funzionano sempre. Il sorriso oltrepassa ogni barriera, ogni richiesta di pass.

Monto il flash sulla xt4 — niente trigger wireless stavolta, niente setup “da Pride” e incomincio a cercare le inquadrature migliori che mi permette il 23mm apsc equivalente al 35mm in full frame. Qui si va diretti, corpo a corpo con la scena. L’idea è chiara: fotografare l’uscita dall’acqua. Quel momento lì, quando il freddo arriva davvero.

Mi ritrovo sulla banchina galleggiante ad accogliere nuotatrici e nuotatori all’uscita dall’acqua. “Stai attento a non cadere in acqua e non ostacolare la salita!”, l’unica frase che mi è stata detta dall’uomo in muta da sub per poi dedicarsi all’accoglienza dei temerari. Ok, non sono i soliti Giorni della Merla, ma vi assicuro che a pochi centimetri dall’acqua il freddo si fa comunque sentire.

Alla Canottieri San Cristoforo, che si trova proprio dietro il Casello di cui vi ho già parlato in un altro articolo del blog, l’atmosfera vibra: un centinaio di persone, certificato medico in tasca e la convinzione incrollabile di voler entrare in acqua a mezzanotte. Una cosa che, lo ammetto, continuo a non capire. Ma che rispetto profondamente. Pazzi!

Scocca febbraio. Si tuffano.

Il flash parte.

Uno dopo l’altro emergono dalle scalette: corpi fumanti, pelle che arrossisce in tempo reale, sorrisi storti, risate che tremano. L’acqua resta sospesa per una frazione di secondo, i muscoli sono tesi, il respiro corto. Il flash congela tutto: non solo i corpi, ma l’istante esatto in cui il cervello dice “mai più” e il cuore risponde “rifacciamolo”.

Fotografare di notte su banchine che si muovono sotto i piedi, con il flash montato in macchina, per me, è stata una sfida nuova. Esporre senza ammazzare i contrasti, anticipare movimenti imprevedibili, stare in equilibrio mentre il soggetto scappa dall’acqua come se lo stessero inseguendo ma soprattutto rimanere presente a me stesso per non ritrovarmi anche io in ammollo ed essere recuperato dal sub per poi sentirmi dire “Tommà vedi che si scivola da morire qua sotto! Tommà che ti avevo detto Tommà!”, ripeto, è stata una vera sfida che ho affrontato con la freddezza dell’esperto, la gioia del bambino e l’incoscienza del Maurino.

Quella a cui ho assistito è una tradizione che va avanti dal 1895, è il Cimento da Leoni. Persone con una passione che non ha bisogno di spiegazioni. Entrano in acqua perché sì. Perché è febbraio. Perché il Naviglio è balneabile. Perché lo fanno da sempre, da quel

Le foto che ho portato a casa non fermano solo corpi infreddoliti. Fermano emozioni vere. Adrenalina, orgoglio, complicità. E anche un pizzico di sana follia.

La stampa è tratta direttamente dal sito della

FONDAZIONE CORRIERE DELLA SERA

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